Ti stai separando e non sai come concordare
una nuova organizzazione familiare per i vostri figli
che sia soddisfacente per te e per l’ex partner.

Siete già separati-divorziati e gli accordi presi
non sono più adeguati alle nuove esigenze.

Stai vivendo una situazione conflittuale
in famiglia o sul lavoro.

Scopri, con le nostre FAQ, perchè la mediazione è la giusta soluzione

Il percorso di Mediazione Familiare consente di raggiungere accordi che soddisfano gli interessi di tutte le parti, preservando il diritto dei figli, sancito dalla legge, di mantenere la relazione con entrambi i genitori.

I genitori vengono supportati dal mediatore nel superamento del conflitto, incanalando le loro energie nella ricerca ed individuazione delle soluzioni organizzative ed economiche più adatte alla loro particolare situazione.

Altrettanto avviene nelle altre vicende, familiari e non, nelle quali viene attivato il percorso di mediazione. (mediazione nelle relazioni familiari; mediazione scolastica ecc)

Chiunque stia vivendo un conflitto in famiglia, nel matrimonio/convivenza, nel rapporto con i fratelli, a scuola, tra insegnanti o tra insegnanti e genitori, tra colleghi

Il mediatore aiuta le parti ad uscire dal meccanismo paralizzante del conflitto.

Grazie all’ascolto attivo delle loro istanze e richieste ne valorizza in modo imparziale le esigenze, e indirizza le loro energie verso l’interesse comune da tutelare.

In questo modo, dà alle parti in conflitto la possibilità di uscire da una comunicazione recriminatoria che non porta nessun risultato pratico positivo, ed avviare un dialogo rispettoso attraverso il quale, con la sua guida imparziale e non giudicante, riescono ad individuare in modo autonomo e responsabile le soluzioni che meglio rispondono ai loro interessi.

Gli incontri si svolgono in un ambiente accogliente e riservato. Il mediatore ha l’obbligo di riservatezza su tutto ciò che viene detto negli incontri, siano essi individuali o congiunti, ed anche nei confronti dell’autorità giudiziaria. Ciò si applica in ogni fase del percorso di mediazione.

La mediazione può essere richiesta congiuntamente da entrambe le parti in conflitto o da una sola di esse. In questo caso, si verifica la disponibilità dell’altro (o altri) a partecipare al percorso.

Sì, sono possibili in ogni fase del percorso di mediazione.

Nei casi di separazione è complementare ad esso, e permette di evitare sia gli elevati costi, economici ed emotivi, che i tempi lunghi di una separazione giudiziale.

Se avviato prima dell’inizio del procedimento giudiziario, consente di individuare in prima persona gli accordi economici ed organizzativi che regoleranno il nuovo assetto familiare, che verranno poi trasfusi dai legali nel ricorso consensuale di separazione/divorzio.

Questa procedura è meno costosa di una separazione giudiziale e consente di raggiungere accordi più soddisfacenti per tutte le parti in gioco.

Se avviato in pendenza del procedimento giudiziale, questo può essere sospeso per consentire alle parti di seguire il percorso di mediazione ed individuare gli accordi per un mutamento del rito in consensuale.

Quanto sopra vale anche per le mediazioni in conflitti familiari per questioni patrimoniali, successorie o di altro genere.

No, il percorso di mediazione è utile a gestire in modo proficuo vari settori della nostra vita di relazione, come ad es:
- In ambito lavorativo
- In ambito scolastico
- Nel rapporto medico-paziente
- Nelle liti condominiali ecc
Per questo si parla di mediazione familiare e sociale.

Le decisioni concordate in prima persona hanno più probabilità di funzionare concretamente.
Gli accordi raggiunti a seguito di un percorso di mediazione sono realmente rispondenti agli interessi delle parti, le quali ne hanno negoziato i contenuti su un piano di parità e di rispetto reciproco, ed hanno avuto la possibilità di maturarli e testarli prima di sancirli. Per questa ragione, sono raramente trasgrediti dalle parti.

Perché sono accordi realmente condivisi e accettati dalle parti.
Durante il percorso di mediazione, infatti, si ha la possibilità, grazie alla funzione equilibratrice e di guida del mediatore, di esporre le reali ragioni sottostanti ai propri voleri, il perché di una cosa piuttosto che un’altra, e di farle comprendere all’altro.
Questo permette di individuare ciò che realmente serve per poter andare avanti nel nuovo assetto determinato dalla separazione/divorzio o dalla necessità di accudimento di un parente prossimo ecc o per migliorare l’organizzazione lavorativa, i rapporti tra i colleghi, nell’ambiente scolastico, tra condomini.

Nelle questioni familiari, salvo casi particolari, non è proficuo per nessuna delle parti in gioco delegare a terzi le scelte per la loro definizione.

In esse, infatti, tali scelte riguardano gli aspetti ed interessi relazionali più profondi di ciascuno di noi, basti pensare al rapporto con i figli o con i fratelli.

Per tale ragione, gli accordi raggiunti attraverso trattative meramente negoziali, così come le sentenze con le quali il Giudice è chiamato a decidere, spesso vedono una parte soccombente rispetto ad un’altra, con conseguente persistere della conflittualità proprio perché non danno voce alcuna a tali aspetti.

Anche chi “ha vinto”, infatti, molto spesso, continua a vivere nel conflitto insieme a chi “ha perso”, e a trovare sempre nuove occasioni di scontro o di recriminazione.

A ciò si aggiunge che chi sente di aver subito delle condizioni o delle decisioni nelle quali ha avuto poca o nessuna voce in capitolo, difficilmente le accetterà e le rispetterà, perché sentirà svalutato il proprio ruolo.

 

Sì, certo. Spesso sono anzi proprio gli avvocati a consigliare ai propri assistiti di affrontare un percorso di mediazione, al fine di ridurre il livello della loro conflittualità e preservare il loro ruolo genitoriale.

Il mediatore, infatti, non dà consigli legali né suggerisce strategie.

Salvo che per affrontare insieme e/o chiarire eventuali particolari situazioni, generalmente gli avvocati non partecipano agli incontri di mediazione.

No, il mediatore, anche se avvocato, non può dare e non dà la propria consulenza legale alle parti in mediazione, nè prima, nè durante, nè dopo la conclusione di essa.

Questo divieto è posto a loro tutela, nonchè a garanzia dell'imparzialità del mediatore e della sua equivicinanza ad entrambe le parti, ed è strettamente funzionale all'efficacia del percorso.

Il modo più economico per separarsi o divorziare è quello introdotto dall’art. 12 del D.L. 132/2014 convertito in L. 162/2014, che ha previsto la possibilità di separarsi o divorziare mediante una procedura semplificata avanti l’Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza di entrambi o uno dei coniugi o di quello nel quale è stato celebrato e trascritto il matrimonio.

Il costo di questo procedimento semplificato è di € 16,00 e possono farvi ricorso i coniugi che non hanno figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non economicamente autosufficienti (da intendersi come figli della coppia).

L’accordo di separazione o divorzio, inoltre, non può contenere accordi di natura patrimoniale vale a dire quelli riguardanti, ad esempio, l’assegnazione della casa, arredi e altri mobili presenti nell’abitazione, l’autovettura, conti correnti bancari, titoli, depositi, libretti di risparmio, ecc., i quali andranno regolamentati con una scrittura privata o altro atto idoneo a seconda della natura dei beni.

Il parere n. 6/15 del Ministero dell’Interno e la sentenza n. 4478/16 del Consiglio di Stato, hanno chiarito che i coniugi possono prevedere la corresponsione dell’assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi, rimanendo esclusi tutti gli altri accordi di cui sopra.